mlenders 的个人资料Mark....照片日志列表 工具 帮助

日志


6月24日

PGR “Ripasso / ribassi - saldi, fino ad esaurimento scorte”

Ieri sera grande evento! Sono stato per la prima volta ad un concerto di Giovanni Lindo Ferretti...
Se non fosse che Ligabue mi ha accompagnato in ogni situazione della mia vita direi di aver goduto quanto al suo concerto!
 
Merce di ottima qualità, nulla altro da dire.. Simone (che lo ama e lo venera come un Dio) può confermare: ha fatto i meglio pezzi! quelli che canti insieme a Lui, perchè li hai ascoltati tanto di quelle volte che ora le parole ti vengono fuori da sole, perchè riconoscono le note della chitarra di Giorgio Canali, del basso di Gianni Maroccolo, che è sempre lui: "miglior attore non protagonista".
Inizio made in CCCP con "Annarella", e già alla seconda canzone "Mi ami?" (un erezione un erezione triste....:) si era guadagnato il prezzo del biglietto. Dopo aver fatto "Curami" gli volevo dare altre 10€.. su spara Juri l'apoteosi, culminata nell' orgasmo di "Emilia Paranoica", invocata in coro da tutto il pubblico, "con lo stesso coro con cui me la chiedevano a San Pietroburgo quando ancora si chiamava Leningrado" dice lui. E poi! e poi ha fatto anche "Occidente" premettendo la sua speranza nei nostri confronti "di riuscire a crescere e invecchiare come ho fatto io", e ricordandoci di prendere il mondo così com'è, rotondo(!) ponendosi come principio primo i versi di "Forma e Sostanza" e l'ironia di "M'importa 'na sega".
 
Su quel palco, ieri sera, c'erano musicisti che hanno segnato il rock e la musica italiana più in generale con proposte sempre intense e significanti nel corso degli ultimi quindici anni. L'ultimo sodalizio resistente della grande avventura che nel tempo ha assunto i nomi di Cccp, Csi e da ultimo Pgr.
Per Villa Ada si sono mosse note di brani scelti dai repertori di tutte e tre le formazioni che hanno visto coinvolti insieme Giovanni Lindo Ferretti, Gianni Maroccolo e Giorgio Canali. Il nastro di quei versi che ieri sera si riavvolgeva nelle mie orecchie conteneva gioielli che a distanza di anni brillano per originalità e forza espressiva, oltre che per la straordinaria chimica musicale. Le parole di Ferretti, la chitarra di Canali, il basso di Maroccolo, insieme alla batteria di Pino Gulli e alle percussioni di Cristiano Della Monica, tornano ad essere un tutt'uno sul palco di Villa Ada, che ieri sera aveva la freshezza di un cono amarena e limone.
 
Giovanni Lindo Ferretti è rimasto uno dei pochi, stimabili, cantori che si ricorda perchè ha iniziato a suonare, e trasmette ancora oggi quello che nell'82 ha voluto trasmettere con "Spara Juri". E' rimasto uno dei pochi amanti della terra, nel senso più materiale del termine, della terra e delle culture che la popolano. I CCCP (1978/1990) cantavano dell'impero sovietico e delle civiltà che lottavano contro l'occidente (la Libia di Gheddafi, la Palestina di Arafat e dell'Intifada), i CSI (1992/2000) esaltavano la filosofia contadina, e cantavano dell'Ongii in Mongolia e dei casolari abbandonati al vento in Normandia, i Per Grazia Ricevuta (2001/?) portano a termine un percorso nel quale trovano spazio l'India, l'Africa, la Giamaica e tutti quei popoli che esistono nelle nostre menti più che altro come senso di colpa di noi occidentali, della nostra immeritata onnipotenza mondiale.

Un mondo fatto di piccoli oggetti e di sensazioni semplici, quello che i Per Grazia Ricevuta mostrano. Non diversamente e non meglio di come hanno fatto i CCCP prima e i CSI poi, ma con la medesima forza e convinzione.

 

Onore a Giovanni Lindo Ferretti...

6月4日

Una notte di passione rock all'italiana: Ligabue 03/06/06

Si è partiti da «Il giorno dei giorni» fino ad arrivare a  «Urlando contro il cielo»: due ore e mezza di orgasmo.
Sessantamila spettatori in delirio per il concerto all’Olimpico del Grande.

  Ligabue ieri sera ha sfidato il cielo e urlandoci contro perché non piovvesse, perché rispettasse la gerarchia dei mesi, e non gli scagliasse addosso un uragano, come quattro anni fa.

Luciano sa che qui all’Olimpico (davanti a sessantamila fedeli: tra loro Pino Daniele, Silvio Muccino, Sabina Guzzanti, Alex Infascelli) gioca formalmente in trasferta, il suo stadio d’elezione è San Siro, lui è interista (nessuno è perfetto!!).  Ma Roma l'ha accolto con tutto il suo immenso calore, confermandolo tra i "pontefici laici" della musica popolare: ci fosse un vialetto al Pincio per i busti del rock italiano, Luciano sarebbe nel posto privilegiato, tra Vasco e (forse) Zucchero. Lui lo sa, e dopo l’ultimo bis ci ha ringraziato «per aver fatto l’amore con noi».

Passione e ragione. E a dispetto di quel che pensa qualche criticone ultraconservatore, il suo essere schierato con il cuore a sinistra non lo rende un comiziante o un guru: scrive canzoni che puntano dritte all’anima di chiunque, e che ci entrano come una microsonda, esplorando la contraddizione di chi non è più ragazzo e che si trova costretto a crescere, prima di ritrovarsi un bambino invecchiato con una sei corde in mano. Un rocker di mezza età,è vero! però che non smercia tentazioni nichiliste come il signor Rossi, non tenta di sedurre adolescenti con diarietti pop sui primi amori o sull’innocenza perduta come qualche collega ultraquarantenne.

Grazie di esistere!!!! 

Sul palco hanno suonato con lui tutti quelli che l'hanno accompagnato nei suoi 16anni di carriera: I ragazzi dei ClanDestino, con cui divise gli anni della scommessa e del primo profumo del successo; e gli impeccabili gregari (si fa per dire) della Banda; e ancora quel maestro di musica che da trent’anni (dalla Pfm a De Andrè) è Mauro Pagani. Ventisette brani, due ore e mezzo di show sontuoso: l’incipit è  la freccia sui maxi-schermi che corre sul mondo, fino a Roma e "voi siete qui", e poi si parte: si inizia con "il giorno dei giorni" per passare poi alla rabbia sociale e l’ironia di "Tutti vogliono viaggiare in prima" (che spero Alessandro sia riuscito a sentire, perchè tra tutti quelli che conosco è l'unico che si merita il biglietto per la prima..) e "Happy hour", il sentimento da archiviare ne "L’amore conta" («Eccome se conta, e noi siamo venuti qui a misurarvi la pressione», dice lui); il desiderio bruciante di "È più forte di me" o "L’odore del sesso"; i fantasmi amici in "Il giorno di dolore che uno ha" (che non potevo non ascoltare insieme a quella parte della mia anima che ti sei rubata te! grazie per aver risposto al telefono..), e ancora con "Quella che non sei". Poi Liga dà requie a Poggipollini, Previte e Bossini (tris d’assi della chitarra) e agli altri del gruppo, offrendoci anche una versione solista di "Il mio nome è mai più". 

Poi si passa ai ClanDestino (è tornata la sintonia dei vecchi tempi!) arriva la sezione della scaletta dedicata alla "generazione X",cioè tutti coloro che sono nati negli anni '80 e sono cresciuti negli anni '90 a pane e "musica del Liga"  (quanto ho goduto quando i ragzzini di 15anni non sapevano i testii delle canzoni), e allora giù via con il rock di  "Anime in plexiglass" (che ho fatto ascoltare all'unico mio amico che sono sicuro se la ricordasse, e cioè Ciccio Ciliberto, un anno di militare assieme!) fino a "Viva" (Angela mi ha ringraziato per avergliela fatta sentire, ma è solo che le era dovuta! Grazie a te..) e "A che ora è la fine del mondo" passando per "Bar Mario" e l’album del cuore di "Sarà un bel souvenir". Su "Regalami il tuo sogno" spunta Mauro Pagani, e da lì la musica resta incastonata in una magìa della notte: preziosa, lieve e perduta come il volo di un palloncino: Ho messo via, Piccola stella senza cielo, Questa è la mia vita, intermittenze dell'esistere, tra ricordo e progetto. Lì la Banda ritorna di nuovo in scena, e il rock riprende a pulsare. Le "donne lo sanno" (accompagnato da uno striscione che diceva "le donne la danno", mah!) è l'inno a quelle «creature i cui corpi sono governati dalla luna»; e poi tutto corre come una vertigine verso il finale, dove di colpo mi sono ritrovato nel glorioso straniamento di "tra palco e realtà" o l'insonnia mai placata di "Certe notti" (auguri Gianni! anche se non l'hai sentita..). Fino all'epilogo, tutti insieme con giacche blu alla Elvis: Urlando contro il cielo (Simone questa era per te! perchè non smetterai mai di urlarci contro a questo cielo), e l’incantesimo di Leggero (e questa era per me..!) che resta lì, aggrappato al tetto dell’Olimpico. E sembra cercare una casa, da qui all’alba.

Non mi resta che ringraziare Elena, che ha fatto per me tutte le cose brutte che bisognave fare per poter sognare ieri sera: la fila per i biglietti, e trovare il passaggio per l'Olimpico! e ringrazio Debora per aver urlato insieme a me tutta la sera!!

..e anch'io ho avuto il mio giorno dei giorni!